Disinformazione e cybersecurity: l'oscura connessione
Decifrando il ruolo della disinformazione nelle minacce alla sicurezza informatica e nell'ingegneria sociale
Il panorama globale è sempre più soggetto al fenomeno della disinformazione, che ha fatto discutere molti nel corso degli anni. Esponenti politici di primo piano, come Donald Trump con le sue continue affermazioni su "notizie false" o Vladimir Putin con il suo stile retorico provocatorio, hanno alimentato questa problematica. Inoltre, anche nel mondo degli affari, la disinformazione può avere un impatto negativo: circa l'87% degli esecutivi, secondo uno studio di Weber Shandwick, afferma che la diffusione della disinformazione rappresenta uno dei rischi più significativi per la reputazione delle aziende. Nonostante sia spesso ignorato, il ruolo della disinformazione nelle minacce alla sicurezza informatica è estremamente rilevante e può avere conseguenze drammatiche se non adeguatamente affrontato.
La disinformazione e la manipolazione sociale
La disinformazione, diversamente dalla semplice diffusione accidentale di informazioni errate (chiamata "misinformazione"), è una tattica deliberata per diffondere notizie false, spesso con lo scopo di sostenere un'agenda politica. La Russia, per esempio, è da sempre un maestro in questa pratica, fino al punto in cui alcuni esperti ritengono che la definizione moderna di disinformazione sia una traduzione letterale del termine russo "dezinformatsiya". Questa pratica di inganno si interseca con il cosiddetto "social engineering", un insieme di tecniche volte a indurre un soggetto a rivelare informazioni specifiche o a compiere azioni per motivi illegittimi. I tre elementi fondamentali della disinformazione in questo contesto sono: la mancanza di contesto, l'editing ingannevole e la trasformazione maliziosa dei contenuti.
Cybercrimine: l'intreccio tra disinformazione e ingegneria sociale
I cyberattacchi che sfruttano la disinformazione e l'ingegneria sociale sono sofisticati e relativamente nuovi. I malintenzionati non esitano a capitalizzare sulla paura e sull'ansia che pervadono la società moderna, ed è per questo che si è assistito alla nascita della malvertising. Questa pratica, che consiste nell'inserire codice malevolo in pubblicità o articoli digitali, si avvale della disinformazione per attirare le vittime a cliccare su contenuti che colpiscono le loro paure o pregiudizi, per poi diffondere malware sui loro dispositivi. Man mano che il pubblico diventa più consapevole dei pericoli del phishing, le campagne di malvertising, più difficili da rilevare, stanno diventando un metodo sempre più popolare per diffondere malware.
Contromisure: formazione sulla sicurezza e resilienza
Per combattere efficacemente la disinformazione e l'ingegneria sociale, è fondamentale che le organizzazioni investano nella formazione sulla sicurezza informatica. I dipendenti dovrebbero essere addestrati a riconoscere potenziali attacchi e a praticare la cautela, come trattare ogni email, testo, articolo o annuncio come una potenziale minaccia; verificare l'autenticità delle fonti da cui provengono i contenuti; evitare di fare clic su link o aprire allegati senza pensarci; e mettere in discussione qualsiasi comunicazione che tenti di creare un senso di urgenza o di manipolare le emozioni. Per mitigare il rischio che i dipendenti diventino involontariamente una minaccia interna, si possono utilizzare strumenti di gestione delle minacce interne che rilevano qualsiasi attività sospetta. Con un impegno collettivo da parte di individui, organizzazioni e governi, e promuovendo il pensiero critico e l'alfabetizzazione digitale, possiamo sperare di costruire una società più informata e resiliente di fronte alla disinformazione e ai suoi rischi associati alla cybersecurity.
Seguici su Threads per altre pillole come questa17/06/2023 11:08
Marco Verro